mercoledì 17 ottobre 2012

- Capitolo 14 -


Bella_POV********************************

 

Sono in vasca per cercare di rilassarmi un po’ e far passare il tempo che sembra rallentare apposta ogni volta che guardo i numeri sul display…… cambiano così lentamente. Attendo la chiamata di Carlisle. So che l’operazione è in corso o finita o non so a che punto sia……comunque sta succedendo. Il mio cuore è là in Italia.

“O mio dio!!”

Tutto d’un tratto mi sento balzare il cuore, perde un battito, non lo so. Ho una brutta sensazione di vuoto. Mi ritrovo seduta col busto mezzo fuori dall’acqua, fa freddo. Sento più freddo del dovuto. Sono avvolta dal vapore che ormai si è formato nella stanza da bagno, visto che è da minuti infiniti che mi trovo qui.

Poi, dopo non so nemmeno quanto, un brivido mi percorre la schiena e ricomincio a respirare, come fossi rimasta troppo in apnea. Mi spavento pure per il verso che mi esce dalla gola, come di affanno e di annegamento. Il senso di vuoto sparisce e al suo posto calore improvviso, credo di incominciare ad impazzire.

Mi alzo ed esco da quel torpore, afferro l’accappatoio, lo infilo e mi dirigo alla porta. Appena l’apro il cellulare inizia a squillare. Mi precipito in camera
Che idiota, se avesse suonato e fossi rimasta in bagno nemmeno lo avrei sentito!”



-   PRONTO!

-   Isabella? Sono Carlisle!

-   Ciao! Dimmi che è tutto ok? Ho avuto una bruttissima sensazione poco fa, ti prego…

-   Tranquilla tesoro. Va tutto bene! L’operazione è riuscita, non con poche difficoltà, ma ce l’abbiamo fatta!

-   Oh Signore ti ringrazio!

-   Te lo devo dire. C’è stato un momento in cui Edward ha avuto dei problemi

-   Oh no!

-   Ma tranquilla, si è stabilizzato e non c’è nessun danno. Si riprenderà presto. In quei minuti tremendi gli ho detto

Che cavolo vuoi che dica ad Isabella se ci lasci così eh?” - e pare mi abbia sentito Bella.    E’ con noi, si riprenderà!

-   Ma camminerà ancora?

-   Certo. Avrà un bel da fare con la riabilitazione ma tornerà come prima

-   Bene!... Carlisle?

-   Si?

-   Grazie!

-   Dovere

-   E … Carlisle?

-   Si Bella?

-   Quando si sveglierà, salutamelo e dirgli che sono felice che sia andato tutto bene

-   Perché non lo fai tu? Ti chiamo quando si sveglia

-   No! direi che non è una buona idea

-   Credo di si invece, sentire le persone che lo amano non può fargli che bene, anche la madre vorrebbe ringraziati per ciò che hai fatto per suo figlio, ti farò sapere, ora devo andare, mi stanno chiamando, a presto, un bacio

-   Carlisle! Aspetta, no!

 

Ha riattaccato! Ha chiamato da un numero privato che non visualizzo sul display del telefono quindi non posso nemmeno richiamarlo!

“Merda, no, non posso parlargli! E tanto meno a sua madre! Non è che mi passerà pure la moglie? Oddio, no, no, no! Non me la sento”

Mi si attorciglia lo stomaco dalla paura. Il silenzio assordante in cui ripiombo dopo la chiamata è spaventoso.

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EdwardPOV*****************************************


Mi sento strano. Mi sembra di guardarmi da un vetro. Mi vedo da piccolo, vestito con un elmetto in testa ed un fucile in mano, ad una specie di fiera militare, credo una delle volte che mio padre mi portò con lui. Non lo ricordavo ma sembra così reale.
Poi un ricordo mi colpisce; mia madre Esme che litiga con mio padre per avermi portato. Era furiosa, non voleva che avessi approcci con le armi da così piccolo. Era terrorizzata ed anche dal fatto che potesse piacermi, come, in effetti, alla fine è successo.


La sua più grande paura è diventata realtà.
Tutto si sfuoca e mi vedo in mimetica, in missione. Sono in un deserto, solo. E’ inquietante, mi giro e rigiro per trovare una direzione, poi vedo una figura lontana. Mi dirigo verso di lei. Al momento di raggiungerla tutto viene avvolto da una luce bianchissima e mi ritrovo in una stanza, una camera da letto.



Mi volto e lei è li, che mi sorride. Mi avvicino, mi inginocchio davanti a lei. Mi accarezza la guancia e sorride dolcemente. Non ci parliamo, siamo solo noi e basta. Io e Isabella!

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Apro improvvisamente gli occhi e mi ritrovo invece in una stanza asettica, bianca e informale. Sono in ospedale e un dolore lancinante alla schiena.

Pian piano ricordo di essere stato operato. Vedo annebbiato, sposto lo sguardo a fatica intorno a me e trovo gli occhi di mia madre, che piangono.

 

-   Eccoti qui tesoro, come stai? – si avvicina e mi accarezza delicatamente la fronte -

-   Beeneee… - strascico le parole, sono tutto intorpidito

-   Aspetta, chiamo Tanya

-   Nnnooo

-   Ok, va bene, però poi se la prenderà con me

-   Dov’è Isssabelllla? – sono confuso, non capisco cosa sto dicendo -

-   Isabella?! No amore mio, sei confuso, siamo in Italia, qui Isabella non c’è, non sei in Iraq sei qui con me e Tanya. Tra poco arriva il dott. Carlisle a visitarti. E’ così gentile…

-   Carl…Carlislee… ma…

-   Si, Edward! È volato fin qui ad operarti. Non è straordinario? Ora è andato a fare una telefonata, torna tra poco

-   Ook…

 

Allora non mi stavo sognando quando l’ho intravisto prima di addormentarmi in sala operatoria.

Magari riesco a chiedergli di Isabella.

Volevo chiedere a mia madre come mai le si illuminassero gli occhi a parlare del Dott. Cullen, ma forse sono solo io a non vederci ancora bene.
Con lui, naturalmente, entra anche Tanya.
Cazzo! devo riuscire a parlare solo con lui.
Questo pensiero mi fa prendere coscienza di me e mi torna la mente più lucida anche se la mia lingua non collabora al meglio e mi toccherà attendere.
-   Buongiorno Tenente – faccio cenno con la mano visto che non sono sicuro della mia capacità di parola – è andato tutto per il meglio, presto inizierà la riabilitazione e poi potrà tornare a casa
-   Graaziee
-   Torno domani a visitarti … Signore! vi auguro buona giornata!
 
Tanya lo saluta appena mentre mia mamma gli sorride a 32 denti, ma cosa?
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La notte passa veloce e tranquilla.
Attendo Carlisle che mi visiti così gli parlerò.
Entra in stanza, solo.
Bene!
Ma non faccio in tempo ad iniziare il discorso che entra mia moglie.
-   Carlisle devo parlarti, da solo – lo sussurro e faccio cenno con gli occhi verso Tanya e lui annuisce senza domande -
-   Mi scusi Sig.ra Masen ma per visitare suo marito devo rimanere solo con lui, è la prassi
-   Ma! Come
-   Tanya! Per favore non discutere, ci vediamo tra poco, non scappo mica! – afferra la borsa stizzita e se ne va  -
 
Mi visita ed è tutto ok, ma sono talmente agitato che non ci faccio nemmeno caso
 
-   Hai notizie di Isabella? Lo so che ti avrà detto di non parlarmi di lei ma ne ho bisogno
-   Si, sta bene. L’ho chiamata ieri e mi ha detto di salutarti ed è felice che tu stia bene!
-   Le devo parlare, ti prego. Hai il suo numero?
-   Certo, però non posso dartelo, l’ho promesso. Ma le ho detto che le avrei ritelefonato quando saresti stato sveglio, così ti poteva salutare
-   E lei ti ha detto di si?
-   Veramente ho riattaccato prima che mi potesse dire qualsiasi cosa, avevo un’emergenza. Te la chiamo subito se ti và
-   Ma sarà notte a New York
-   Non importa, mi ha sempre detto di non badare al fuso orario
 
Sfila il telefono e me lo passa. La chiamata è partita …
squilla …
a lungo … … …
 
-   Pro…pronto Carlisle? È successo qualcosa? – la sua voce, è assonnata, stava dormendo, ed è come musica per le mie orecchie, sorrido al telefono – Pronto, ma chi è?
-   Ciao – le dico solo questo. Silenzio … solo il suo respiro, il suo respiro che aumenta di intensità -
-   Sei tu? Edward …
-   Si, Isabella – il mio nome dalla sua bocca è dolce, così bello che mi viene la pelle d’oca. Vado di monosillabi ma non ho idea di come comportarmi, non so se mi voglia sentire o parlare, sono terrorizzato e in più ho Carlisle davanti, non posso nemmeno parlare liberamente –
-   Come stai? Tutto bene? – mi chiede tranquilla -
-   Si, scusa per l’ora ma …
-   No no, non fa niente
-   Ma … avevo così voglia di sentirti e sapere come stavi …… come stai?
-   Ora meglio … molto meglio! grazie – mi sembra quasi di sentirle spezzare la voce mentre mi risponde ma potrei sbagliarmi -
-   Dobbiamo parlare, ti devo spiegare tante cose e …
-   Va bene, anche io devo darti delle spiegazioni, scusami io …
-   Shhhh … d’ accordo – credo di riconoscere un singhiozzo dall’ altro capo del telefono - ora non posso, e tu hai bisogno di dormire, se riesco ti richiamo nel pomeriggio così sarai sveglia
-   Certo, a dopo
-   A dopo
 
Riattacca! Non ho ben capito se era felice o no di sentirmi però se non mi ha chiuso la chiamata in faccia è un buon segno.
Vorrei alzarmi e andarmene in aeroporto e raggiungerla. L’importante è che mi voglia ascoltare.
Prima di ridare il cellulare a Carlisle sbircio il display e memorizzo il numero, ho sempre avuto una gran capacità di memoria coi le cifre ed ora, il cellulare di Isabella, è nella mia mente.
 
-   Ma come mai sei qui Carlisle?
-   Si sono trovati in difficoltà su certi aspetti medici e ho avuto la comunicazione all’ ultimo minuto di raggiungerti qui. Poi ho parlato con mia figlia che mi ha riferito che qualcuno ci teneva che fossi io ad operarti – sorrido lievemente -
-   Ma che rapporto hai con Isabella?
-   È come una figlia per me. Lei ed Alice sono come sorelle. E’ una lunga storia, te la racconterà lei un giorno. So solo che farei di tutto per saperla felice Edward. E non voglio soffra, sia chiaro.
-   Certo, lo terrò a mente
-   Non so cosa proviate l’uno per l’altra, devi considerare anche che diverrai padre e hai una moglie. Regolati! Tua madre mi ha invitato a cena appena rientrerai a New York e quindi so dove venirti a prendere se farai soffrire Bella, siamo intesi? Come ti ci tolgo dalla sedia a rotelle ti ci rimetto!
-   Sicuro Carlisle, ho recepito il messaggio
-   Bene, vado a sistemare la tua documentazione, dovrò rientrare alla base al più presto, Jasper si sta risvegliando e devo tornare da mia figlia.
-   Sono felice per lui. Troveremo il modo di rivederci, eravamo diventati amici
-   Sicuro! Ciao Tenente.
-   Arrivederci.
 
Non vedo l’ora che arrivi il pomeriggio e risentire il mio angelo. Conto i secondi


mercoledì 26 settembre 2012

- Capitolo 13 -

CIAO A TUTTE!
ALLORA ECCOCI AL CAPITOLO DELL' INTERVENTO, SPERO VI PIACCIA.

ESSENDO EDWARD IN ANESTESIA HO SCELTO UN POV PARTICOLARE. SPERO CAPIATE LA DINAMICA DEL CAPITOLO, SE AVETE DIFFICOLTA' , SONO A DISPOSIZIONE.

GRAZIE ALLA MIA BETA MIKI <3
GRAZIE A MICHELA R. CHE MI HA DATO UNA GRAN MANO PER LA DESCRIZIONE DELL' INTERVENTO CHE ALTRIMENTI NON AVREI OSATO SCRIVERE NON SAPENDO CERTE DINAMICHE.

ANTOOOOO.... SORPRESINA ANCHE PER TE. SPERO TI FACCIA PIACERE VISTO CHE SEI SEMPRE COSI' CARINA NEI COMMENTI.

MA VENIAMO A NOI, BACIO!!

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Ci siamo.
Sto per essere addormentato. La mia mente è un affollamento di pensieri belli e brutti. Sono terrorizzato.
Se qualcosa andasse storto? Come farò ad affrontarlo, ce la farò? Sono un po’ intontito, credo mi abbiano dato qualcosa per calmarmi. Appena sveglio ero teso come una corda di violino. Spaventato a morte.
Dalla mia posizione prona riconosco Michela che mi gira attorno preparandomi. Mi sorride. Le accenno ad un sorriso di rimando. Si avvicina.
-       Tenente, è pronto?
-       Si – sbiascico una risposta affermativa anche se dentro di me non lo sono affatto
-       Allora adesso l’addormenteranno e la intuberanno
-       Ok …
-       Possiamo procedere; prego Antonella, è tutto tuo
-       Salve Tenente, sono l’anestesista … Ora rilassati e conta da 10 a 0.
-       Dieci…
-       Nove…
-       Nove…
…… …… ……
Nel frattempo che faccio questo conto alla rovescia credo di intravedere alla porta della sala operatoria qualcuno che conosco, ma forse è l’anestesia. Dott. Cullen …

****************** Carlisle_POV ******************

-       Ok ragazzi è a posto, si è addormentato ed è intubato, potete procedere
-       Grazie Antonella, prego dott. Cullen proceda pure
-       Grazie dott. Soave, mi stia accanto, avrò bisogno di una mano
-       Certo
-       Accendete lo schermo così ho la risonanza sotto agli occhi … … ecco cosi è perfetto
          Allora inizio intervento: ore 8.30
Bisturi! - incido a circa due centimetri dalla colonna vertebrale; devo stare attento a non fare movimenti bruschi  
Il taglio è di 7 centimetri circa … … dilatatore!- lo chiedo al mio ferrista che mi sta assistendo durante l’intervento -  Dilato le fasce muscolari fino ad arrivare al punto indicato dalla risonanza magnetica … … e infatti eccola li!
Dannazione! Dott. Soave, vede anche lei quello che vedo io?
-       Si dott. Cullen, non ci voleva
-       Non è una scheggia, è la testa di un proiettile esplosivo! -  devo stare attento; se per caso si muove verso il basso e si innesca è un disastro, procedo con attenzione -  
-       Tampone!! Cerca di aspirare c’è troppo sangue non vedo niente!!... accidenti, da dove viene tutto questo sangue, aspira!! Ancora!!
-       La pressione sta scendendo dott. Cullen, battiti in diminuzione
***************** Edward _POV *****************

Ho gli occhi chiusi e sento il suo profumo invadermi le narici. Sento la sua pelle fresca sotto le mie labbra, appoggiate alla sua fronte. La sto coccolando nelle mie braccia. Apro piano le palpebre e vengo inondato da una luce forte e accecante, il sole ci avvolge, tiepido. Ci troviamo in una radura fiorita. Solo pace attorno a noi, qualche uccellino qua e là ci intrattiene con la sua presenza. Isabella mi accarezza sul torace, sopra la camicia e si gode il mio abbraccio. Stiamo bene! Nessuna preoccupazione, nessun rancore, solo io e lei e … ad un tratto sento la voce di un bambino, che ci chiama. Ci voltiamo entrambe verso quella voce. Un bambino ci corre incontro felice. Il nostro bambino, mio e di Isabella; ha i suoi capelli e i miei occhi. Attendo che mi salti in braccio ma più lo aspetto e più si allontana. Lui ed Isabella. Ora insieme e lontani da me, in ombra, offuscati. Il bambino piange… piange anche Isabella. Mi voltano le spalle. Non riesco a reagire, non riesco a parlare. Allungo un braccio ma non ci arrivo, sono sempre più lontani. Ora c’è buio, non vedo niente. Un’immagine sbiadita di Tanya con una mano sulla sua pancia che ride malignamente. Rivoglio la luce, non voglio altro se non Isabella, piuttosto il niente. Mi lascio cadere in un abisso, infinito. Non arrivo mai. Improvvisamente sento solo voci … che mi chiamano. Sento la voce di … di Carlisle che mi chiama
- Edward!!
e poi sento la voce di Isabella : NON MI LASCIARE! … ora rivedo un punto luminoso, risalgo dall’oblio. Ci sono quasi…”
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-       Edward!! Stai con noi Edward, che succede!! Forza!! Aspira!! Fate qualcosa, riportatelo ai valori, subito! Forza ragazzo!! Che racconto ad Isabella se mi fai di questi scherzi, avantiii!! – Dopo minuti interminabili il BIP del battito torna normale, tiro un sospiro di sollievo – ASPIRA!
Una volta aspirato il campo operatorio è più pulito e ci rimane grazie al cielo! Mi passano le pinze ma noto che tutto intorno ci sono delle aderenze che complicano la situazione. Devo prima ripulire la zona intorno al proiettile. Le aderenze sono tante ma una alla volta riesco a rimuoverle con il bisturi elettrico ed una volta tolte posso, con molta delicatezza, rimuovere il proiettile.
-       Pinza! - afferro la pinza e mi avvicino per estrarla ma nel momento in cui l’aggancio guizza via. Si sposta verso la vertebra, sopra al nervo sciatico.
Mi si gela il sangue! se per caso la testa tocca la vertebra potrebbe esplodere e li sono cazzi!
Merda!
Allora ci riprovo cambiando pinza e prendendone una dentata. Mi avvicino, la apro e l’afferro riuscendo ad estrarla senza problemi.
Una volta riposta nella vaschetta passo al setaccio della zona incisa; il campo operatorio è un disastro! Quel dannato proiettile è veramente devastante, ci sono frammenti ossei dapertutto.
Procedo con l’aspirare i frammenti, stabilizzo la colonna con una placca in titanio e sostituisco il disco che si trova fra le vertebre con uno in poliuretano; purtroppo era troppo danneggiato per lasciarlo. Comunque non comporterà alcuna limitazione nel camminare.
Una volta fatti tutti i passaggi, passo alla sutura della parte ricucendo le fasce muscolari e in fine la pelle.
- E’ stata dura!! Quel cazzo, ops! Scusate signore, di proiettile aveva combinato un sacco di danni ma siamo riusciti a riparare tutto! Ora tocca a lui!!
Allora ragazzi segnate sulla cartella la fine dell’intervento: ore 12.30.
C’è voluto più del previsto ma ce l’abbiamo fatta. Grazie a tutti. Dott. Soave grazie della sua fiducia e assistenza.
-       Grazie a lei di essere venuto, così senza troppo preavviso
-       E’ stato un vero piacere, e poi il Tenente è un paziente speciale. Lo sa bene anche lei che lo avrei operato perfino laggiù, se avessi potuto.

Lascio la sala operatoria. Fuori, ad aspettarmi trovo una donna, molto bella, esile, capelli color caramello. Mi guarda dritta negli occhi, occhi spaventati e bisognosi di una buona risposta, le sorrido. Dietro di lei una ragazza più giovane, credo la moglie di Edward.
-       Dottore? Co… com’è andata? – mi fa una tale tenerezza che l’abbraccerei all’instante. Mi ricorda molto la mia Claire, mi si stringe il cuore al suo pensiero
-       Tutto bene… è stata dura ma ce l’abbiamo fatta signora … ??
-       Masen … Esme Masen – mi porge la sua piccola mano; è fredda, trema, la stringo più del dovuto ma a quanto pare a lei fa piacere
-       Dott. Cullen, Carlisle Cullen. Ho curato suo figlio in Iraq e mi hanno dato l’occasione di operarlo qui.
-       Grazie…!! Oh grazie! – mi abbraccia, semplicemente mi mette le braccia attorno al collo e si abbandona, piange. La sorreggo. La cosa non mi imbarazza affatto. Erano anni, da quando sono rimasto solo, che non provavo un tale conforto e piacere a consolare qualcuno. La ragazza tossisce fintamente per riportare l’attenzione alla realtà. Forse abbiamo temporeggiato un po’ troppo.
-       Dottore, mi scusi! Sono la moglie del Tenente. Esme! Per cortesia! Un po’ di contegno, non credi?
-       No… non si preoccupi, fa parte del mio lavoro anche questo. Va tutto bene – le alzo il viso e lo ripeto guardandola – Esme, va tutto bene, suo figlio guarirà – gli occhi pieni di lacrime, un dolce sorriso sulle sue labbra morbide – Potrete vederlo più tardi. Ora devo andare a fare una telefonata, con permesso.-

A malincuore abbandono le braccia di quella donna. Mi giro a guardarla prima di voltare nel corridoio. Mi sta fissando anche lei, le sorrido di nuovo e sparisco dietro l’angolo.
Chiamo Isabella!